il sito dedicato alla cedolare secca sugli affitti

cedolaresecca.net

Canoni di locazione non percepiti


Canoni non percepiti

In linea generale i redditi delle persone fisiche – con l'esclusione di quelli conseguiti in regime di impresa – devono essere dichiarati e il contribuente deve pagarci le tasse soltanto nell'anno in cui avviene la loro materiale percezione: è il cosiddetto criterio di cassa. Si deroga a questo principio con i redditi fondiari – e in particolare con i redditi dei fabbricati – che scontano il prelievo d'imposta semplicemente al verificarsi della loro maturazione.

In periodi di difficile crisi economica, è molto attuale affrontare l'argomento dell'inquilino moroso, ossia di colui che non paga il canone di locazione e dei riflessi di natura fiscale per il locatore che affitta gli immobili in regime di cedolare secca.
In effetti il regime dei canoni non percepiti e assoggettati al sistema della cedolare secca è del tutto analogo a quello previsto in caso di morosità per i canoni di locazione soggetti alla disciplina di tassazione ordinaria.

Nel sistema della cedolare secca, al pari di quanto è previsto per i canoni di locazione per uso abitativo in regime di tassazione IRPEF, anche per i redditi dei canoni di locazione non percepiti vige il disposto dell'articolo 26 TUIR in base al quale:

"I redditi fondiari concorrono, indipendentemente dalla percezione, a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale, salvo quanto stabilito dall'articolo 33, per il periodo di imposta in cui si è verificato il possesso."

Il comma 1 dello stesso articolo 26 TUIR mitiga questa penalizzazione nei confronti dei locatori in caso in cui gli stessi non percepiscano i canoni di locazione ed abbiano ottenuto una sentenza di sfratto per morosità:

sentenza di sfratto per morosità

Il locatore ha l'obbligo di dichiarare il corrispettivo del canone di locazione inserito nel contratto fino a quando risulta in essere il contratto stesso. Solo con la cessazione della locazione, per scadenza del termine oppure per il verificarsi di una causa di risoluzione del contratto, il locatore ha l'obbligo di dichiarare la rendita catastale rivalutata, aumentata di 1/3 se l'immobile, ormai privo dell'inquilino, risulta essere a disposizione.

L'articolo 26 del TUIR stempera, dunque, gli effetti della norma prevedendo l’esclusione dei canoni non percepiti dal reddito da indicare in dichiarazione dei redditi in presenza delle seguenti condizioni:

  1. l’immobile risulta affittato ad uso abitativo;
  2. il conduttore dell’immobile risulta indadempiente rispetto ai canoni locativi;
  3. si è concluso il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto.

Solamente in queste ipotesi, infatti, è prevista la possibilità per il locatore di non dichiarare i redditi della locazione o di fruire di un credito d'imposta, qualora i canoni non percepiti abbiano scontato l'imposta liquidata in anni precedenti.

Nell'ambito del sistema della cedolare secca, è intervenuta la Circolare n. 26/E del 2011 (paragrafo 6.1) che ha specificato quanto segue:

"|...| anche in applicazione del regime della cedolare secca i canoni di locazione di immobili ad uso abitativo non percepiti devono essere assoggettati a tassazione, salvo che entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi non sia concluso il procedimento giudiziale di convalida di sfratti per morosità del conduttore. Per le imposte versate sui canoni venuti a scadenza e non perceoiti, come da accertamento avvenuto nell'ambito del procedimento giurisdizionale di sfratto per morosità, è riconosciuto un credito d'imposta di pari ammontare (art. 26 del TUIR".

Dunque, anche nell'ambto del sistema di tassazione a cedolare secca, al locatore, in caso di canoni non percepiti, per le imposte versate sui canoni, scaduti e non percepiti, come accertato nell'ambito del procedimento giuriusdizionale di convalida di sfratto per morosità, spetta un credito d'imposta di pari importo.

Tale credito d'imposta da utilizzarsi in sede di dichiarazione dei redditi viene dunque rapportato all'importo dell'imposta sostitutiva già versata.

Si potranno avere, dunque, anche in caso di opzione per la cedolare secca, due diverse posizioni:

  1. Il Tribunale ha emesso la sentenza di sfratto per morosità prima del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi (in tale ipotesi i canoni di locazione non percepiti non saranno soggetti a tassazione);
  2. il Tribunale ha emesso la sentenza di sfratto successivamente al termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi (in tale ipotesi al locatore è riconosciuto un credito d'imposta per i canoni non percepiti ma comunque dichiarati ed assoggettati a tassazione).

Esaminiamo il caso di cui al punto 1, ossia l'ipotesi in cui il locatore:

  1. non abbia incassato l'affitto;
  2. il Tribunale, su richiesta dell'avvocato del locatore, abbia emesso la sentenza di sfratto per morosità nei confronti dell'inquilino;

Dunque, se il procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore si è concluso prima del termine previsto per la presentazione della relativa dichiarazione dei redditi, il contribuente non dichiara il reddito della locazione, ma deve comunque assoggettare a tassazione la rendita catastale (oppure i canoni percepiti).

In questa ipotesi la sentenza di sfratto, emessa anteriormente al termine ultimo per l'invio della dichiarazione dei redditi, permette al locatore di non pagare le tasse su canoni di locazione non percepiti oppure solamente su quelli percepiti. L'immobile viene considerato in ogno caso locato e di conseguenza la rendita catastale rivalutata del 5% è soggetta a cedolare secca.

Esempi

Mario Rossi è proprietario di un immobile (rendita catastale € 500), affittato per tutto l'anno N con contratto di locazione a canone libero di € 6.000 con opzione per la cedolare secca.Il locatore percepisce però solo i mesi di gennaio e febbraio dell'anno N, si è rivolto al Tribunale ottenendo la sentenza di sfratto per morosità nei confronti dell'inquilino, sentenza che è stata emessa nel mese di aprile dell'anno N+1, ossia anteriormente al termine per la presentazione del modello UNICO ed anche del modello 730.

Nel quadro B del modello 730 il locatore deve indicare solamente due mesi del canone annuo ossia € 1.000, che saranno assoggettati alla cedolare secca. Nel quadro B il locatore stesso deve indicare il codice "4" che segnala la mancata percezione dei canoni di locazione e l'esistenza di un atto di convalida di sfratto per morosità.

Ipotizziamo, come secondo esempio, che il conduttore di un immobile abbia pagato fino al mese di luglio dell'anno N, il locatore abbia iniziato ed ottenuto il procedimento di sfratto entro il 30 settembre dell'anno N. Il proprietario può, in tutta legittimità, dichiarare nel modello UNICO (da presentare entro il 30 settembre dell'anno N+1) solamente i 7/12 del canone di locazione annuo indicato nel contratto.

Esaminiamo ora il caso 2, ossia canoni di locazione non percepiti ma già tassati.

Il credito d'imposta, spettante per le imposte versate sui canoni di locazione di immobili ad uso abitativo scaduti e non percepiti, va indicato:

  • nel modello 730;
  • nel quadro CR del modello UNICO.

Canoni di locazione poi riscossi

Nell'ipotesi in cui il locatore abbia usufruito del credito d’imposta per i canoni non percepiti, e successivamente tali canoni vengono incassati, anche parzialmente, è necessario dichiarare i canoni tra i redditi assoggettati a tassazione separata.


Adempimenti per la risoluzione del contratto

cessazione anticipata contratto di locazioneIl locatore deve comunicare all'Agenzia delle Entrate la risoluzione anticipata del contratto mediante modello RLI:

  1. per via telematica (RLI web, Entratel),
  2. per consegna diretta all’ufficio dove è stato registrato i contratto di locazione.

Continua....... in Area riservata,

E' assai probabile che l'inquilino moroso, già costretto a lasciare l'appartamento a seguito di sfratto esecutivo, non effettui la cessazione della locazione valida ai fini della tassa smaltimento rifiuti,occorre quindi che il locatore vi provveda lui stesso, portando copia firmata della cessazione di locazione, altrimenti anche questa tassa continuerà ad essere inviata al conduttore.

Vademecum contro l'inquilino moroso
Se il contratto di locazione contiene una clausola risolutiva del rapporto in mancanza di pagamento del canone, il locatore deve inviare all'inquilino la dichiarazione ex art. 1456 cod. civ., per far presente che si avvarrà della clausola in parola. Per il periodo a partire dal giorno successivo alla notifica di tale dichiarazione, non deve più conteggiare le imposte sulla base del canone contrattuale.

Se il contratto di locazione non contiene la clausola risolutiva anzidetta, il locatore deve inviare per iscritto all'inquilino diffida ad adempiere entro 15 giorni al pagamento ex art. 1454 cod. civ., con dichiarazione che, decorso inutilmente tale termine, il contratto s'intenderà risolto. Per il periodo a partire dal 16° giorno successivo alla notifica della diffida, in mancanza di pagamento, non deve più conteggiare le imposte sulla base del canone contrattuale.

Se il contratto è risolto per via giudiziale ovvero per convalida di sfratto per morosità, le imposte non sono più dovute sulla base del canone contrattuale dal momento della pronuncia del giudice.

In tutti i casi predetti, il locatore deve denunciare ai fini Irpef quanto (eventualmente) pagato dall'inquilino per il periodo successivo, a titolo di indennità risarcitoria (e non a titolo di canone).

A tutti gli indicati comportamenti il locatore deve far seguire la registrazione della risoluzione del contratto. A tal fine, entro 30 giorni dalla data di cessazione dello stesso, egli deve versare, tramite il modello F23, l'imposta di registro in misura fissa (pari a euro 67,00) presso qualsiasi concessionario della riscossione, sportello bancario o agenzia postale e presentare l'attestato di versamento, entro 20 giorni dal pagamento, all'ufficio delle entrate presso il quale il contratto è stato registrato. Nell'ipotesi in cui il contrato rientri nel regime della cedolare secca, non è dovuta alcuna imposta di registro per risoluzione del contratto ma in ogni caso deve essere presentato il modello RLI.

stampa articolo sui canoni non percepitiLa stampa di questo articolo è possibile esclusivamente in Area riservata.